lunedì 28 maggio 2018

Sauca e la lente trasparente

Sauca

 Purezza





Primo dei cinque Niyama è Sauca, la purezza.

A questa virtù sono legati tutti i Kriya dello Yoga, le tecniche con cui la tradizione chiede al Sadaka (praticante) di mantenere il suo corpo pulito.

Il corpo fisico è la macchina meravigliosa che ci consente di esperire il mondo, di percepirlo tramite i sensi. Mantenerne la pulizia è una forma di rispetto e gratitudine, la pulizia del corpo esterno come quella del corpo interno con la corretta alimentazione.

Ma in questa società di Amuchina e antibatterici vari, non mi soffermerei sulla purezza del corpo fisico, quantomeno non di quello esterno.

La corretta alimentazione garantirebbe il corretto funzionamento della macchina corporea, ma non solo. Essere "sporchi dentro" tiene sporche le nostre lenti.

Noi tutti osserviamo il mondo con soggettività.
I miei occhi vedranno un rosso diverso dai vostri. I suoni che per me sono musica per altri sono rumore. I sapori che aggradano il mio palato non aggradano il palato di tutti.
Ognuno di noi possiede la sua realtà, le sue lenti.

Le nostre lenti sono il nostro modo di catalogare le esperienze. Etichettiamo tutto ciò che scopriamo, ponendolo nel piacevole o disdicevole, secondo il colore delle nostre lenti.
La pulizia del corpo interno crea macchie sulle lenti. La pesantezza degli organi può renderci più alterabili, meno disponibili, insoddisfatti, acidi. La poca salute del corpo renderebbe le lenti ancora meno nitide... Pensiamoci quando siamo a fare la spesa, quello che  introduciamo nel corpo, diviene corpo, diviene lente.

Ma abbiamo, ricordiamo, altri corpi attraverso cui vedere il mondo: quello emotivo e quello mentale.

I nostri pensieri, le nostre emozioni, come dita unte sporcano le lenti. La nostra obbiettività si offusca al ricordo di un amore deluso, di una sofferenza economica, di una paura ricorrente, di una speranza disillusa.

Primo passo sarà quindi scoprire le nostre lenti, tutti le abbiamo. Spesso pensiamo di essere miopi quando le lenti sono solo sporche, altre volte crediamo di avere lo sguardo del falco senza riconoscere una quercia ad un palmo dal naso.
Puliamo le nostre lenti, con amorevole cura.

Puliamole attraverso il cibo in tavola.
Puliamole attraverso la gestione emotiva.
Puliamole attraverso la presenza mentale.

Avere il coraggio di guardare le proprie lenti è un immenso atto di maturità. Comprendere la soggettività del proprio mondo ci aiuterà a capire la soggettività del mondo altrui, scopriremo di poter essere empatici provando ad indossare le lenti del nostro compagno, del nostro amico, del cassiere sgarbato.


Non dimentichiamo mai di possedere lenti, manteniamole pulite e trasparenti...
Buona vita

OmShanty
m


YAMA
Ahimsâ
Satya
Asteya
Brahmacharya
Aparigraha


NIYAMA
Sauca
Samtosa
Tapas
Svâdhyâya
Îsvara pranidhâna

Aparigraha e l'accumulo delle penne rosa...

Aparigraha

Non accumulare




L'ultimo degli yama della scuola di Patanjali ci invita a servirci solo del necessario.
In una società consumistica sembra quasi di doverlo dire sottovoce...
Lo stretto indispensabile è però incredibilmente soggettivo: "toglietemi tutto ma non..."
Cosa?
Quali sono le cose senza le quali pensiamo di non poter sopravvivere?

L'essere umano è un'animale molto particolare, tende ad aver bisogno di proiettare se stesso negli oggetti che possiede. Alcuni come pavoni hanno bisogno di mostrare possessi variopinti e maestosi, altri, come gazze, tengono nascosti i loro averi nelle loro tane per paura che altre gazze li portino via, altri ancora per far parte del branco si disegnano il manto per confondersi con le vere zebre, altri mettono parrucche per mostrarsi leoni...
Quasi come se la regola fosse "siamo ciò che possediamo".
Provate a pensarci...: Siamo ciò che possediamo? Siamo ciò che mostriamo di avere?
Cosa siamo?

Caratterizzare se stessi, avere un'immagine di sé, è più che naturale.
Ma quando questa immagine si allontana, spesso in modo palese, dalla realtà dell'essere iniziano i problemi.
Il possesso di beni materiali fa parte della caratterizzazione stessa nel momento in cui l'individuo sente quell'oggetto parte del proprio sé.

Facciamo un esempio banale... Un oggetto comune: una penna.
Posso averne bisogno, e quindi acquisto una penna. La scelgo compatibile all'uso che ne devo fare, comoda alla mia mano e che lasci una traccia di inchiostro gradevole al mio gusto.
Possiedo una penna. la uso, forse la consumerò, se servirà ne acquisterò un'altra...
Ma se pongo nella penna il mio essere la cercherò non in base alla mia necessità, ma in base all'immagine che ho di me o che voglio mostrare: se mi ritengo una persona femminile la prenderò rosa, se sono una persona eccentrica la prenderò strana, se amo un cantante la prenderò con la foto di quell'artista. Avrò la penna sempre nel mio taschino e non mancherà occasione per poterla mostrare. Non oserò prestarla ad altri per timore che me la rovinino o, non sia mai, che me la perdano.
Non esco di casa senza aver prima preso la mia penna, sono la donna con penna rosa, le persone non mi riconoscerebbero senza.
Sembra assurdo, lo so. Ma è davvero così lontano dalle tante realtà che viviamo?
Tutti noi abbiamo la nostre penne rosa. Proiettiamo la nostra immagine in oggetti da poter mostrare (o celare gelosamente) al mondo, dall'automobile, ai vasi sul balcone, dal colore degli abiti al numero di paia di scarpe.
Fino a giungere a chi soffre di accumulo compulsivo come "i sepolti in casa"...

Potrei domandarmi, patologie a parte, che c'è di male dell'accumulare penne rosa che mi fanno sentire più a mio agio con il mondo?

Non è affatto una domanda sciocca, e molti potrebbero rispondere che non fanno nulla di male e che dato che la loro penna li far star meglio non vedono perché privarsene.

In molti casi la penna rosa non fa male a nessuno, ma cosa accade se restiamo senza la penna?

Tutto ciò di cui l'uomo si circonda di superfluo, tutte le sue penne rosa, lo allontanano dalla realtà di se stesso. Perdere il contatto con la verità nel nostro essere ci porta a stare male.
Se nel metro di giudizio dell'individuo il numero di penne rosa decide il grado di autosoddisfazione del sé, non sarà mai felice, perché ci sarà sempre qualcuno con una penna rosa in più.
Chi non ha penne rosa soffrirà d'invidia per chi ne ha, chi ne possiede tante costruirà castelli inespugnabili per proteggerle vivendo come un drago sul tesoro pronto ad incenerire chiunque si avvicini. Che si possegga o no, l'oggetto del desiderio diviene causa di sofferenza.

Da strumento di necessità a causa di dolore.

Ogni cosa che noi utilizziamo nel quotidiano è superflua. Per millenni abbiamo semplicemente badato a cibo, fuoco e riparo. Da una manciata di migliaia di anni l'essere umano ha imparato a rendere le sue vere necessità via via sempre più semplici fino a divenire schiavo del suo stesso sapere. Semplificare ci rende liberi. Dare la giusta connotazione alle nostre penne rosa ci rende liberi.
Sapere chi siamo, su quali risorse INTERNE possiamo contare, fino a dove possiamo spingerci ci rende liberi. Liberi di fare scelte coerenti con la nostra reale essenza.
Allora potremo decidere in libertà di avere una penna rosa per semplificarci la vita, più d'una se possiamo permettercelo nel rispetto di noi stessi e degli altri, ma sempre consapevoli di poter tranquillamente fare senza.

E quindi:
Conta le tue penne rosa e scopri quali possiadi e da quali sei posseduto...

Buona ricerca

OmShanty
m


YAMA
Ahimsâ
Satya
Asteya
Brahmacharya
Aparigraha


NIYAMA
Sauca
Samtosa
Tapas
Svâdhyâya
Îsvara pranidhâna






mercoledì 2 maggio 2018

Brahmacarya




Brahmacarya

Moderazione

Conoscere è la chiave di questo percorso. Conoscere noi stessi è la chiave della nostra crescita.
Questo yama ci invita alla moderazione…
Credo innanzi tutto sia importante domandarci perché. Perché si ritiene sia importante al fine del proprio benessere psicofisico praticare la moderazione?
Forse perché “allenandoci” nel gestire i nostri impulsi saremo in grado di comprendere che non sono loro a comandare noi ma viceversa…e non è affatto semplice.
Tabagismo, alcolismo, disturbi alimentari e varie altre dipendenze sono, con dedizione e volontà, gestibili con la pratica della moderazione. Ma non serve andare tanto lontano per scoprire che ognuno di noi ha una qualche “piccola dipendenza” di cui non sa fare a meno…. Dalle abitudini alimentari:
“io senza caffè non vivo”
“toglietemi tutto ma non la pasta”
A quelle di vita quotidiana:
“non posso saltare la puntata della mia sit com preferita”
“se non compro subito il nuovo modello di (…) mordo qualcuno”
“se non ho fatto accurato trucco e parrucco non esco di casa nemmeno con il terremoto”
…. E molto molto molto altro.
Tutti noi abbiamo piccoli gesti o abitudini con i quali condividiamo dell’energia. Addestrarci nel comprendere che quell’energia possiamo tenerla per noi ci aiuta a non sentirci persi in assenza del gesto. In generale riuscire a compiere (o non compiere) un’azione che giudicavamo “vitale” ci darà un grande senso di forza e autocontrollo.
Contenersi è l’anima dell’autocontrollo, non lasciarsi vincere dai sensi, dalle pulsioni, dalle paure, dalle immagini mentali ci rende stabili e forti. Come in tutte le cose è giusto mantenere un equilibrio, comprendere le nostre necessità e saper calibrare le nostre azioni. Ascoltarsi è fondamentale per poter cogliere il significato intrinseco delle nostre pulsioni, comprenderci, perdonarci, e accompagnarci con amore verso la ricomposizione della nostra integrità.

Sarò chiara: se la “dipendenza” è 8 caffè al giorno, non serve da un giorno all’altro troncarla (se ci riuscite senza tensione però siete dei maghi… ); basterebbe creare una sorta di programma eliminando un caffè di tanto in tanto, poi due, poi stabilendo un giorno alla settimana senza caffè, poi due, e così via. Stabilendo un nuovo equilibrio in cui il caffè non è bandito, ma semplicemente ridimensionato. La voglia di caffè sarà “vera” e non dettata da un’abitudine o da un desiderio emotivo o compensativo.

Vi chiedo dunque:
Quali sono le vostre piccole dipendenze? Avete mai provato a scoprire che potere hanno su di voi i vostri gesti ripetuti? Le vostre pulsioni? Avete mai provato a farne a meno?

Buon Cammino
Namastè

YAMA
Ahimsâ
Satya
Asteya
Brahmacharya
Aparigraha


NIYAMA
Sauca
Samtosa
Tapas
Svâdhyâya
Îsvara pranidhâna